Con la direttiva NIS2, l’Unione Europea persegue un obiettivo chiaro: garantire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi in tutta Europa. In questo modo si intende rafforzare la resilienza digitale complessiva, ovvero la capacità di aziende e istituzioni di resistere alle minacce informatiche, gestire gli attacchi e mantenere la continuità operativa anche in situazioni di crisi.
Chi rientra nell’ambito della NIS2?
In linea generale, la NIS2 si rivolge alle imprese di medie e grandi dimensioni. I criteri determinanti si basano su soglie precise, come ad esempio avere almeno 50 dipendenti oppure registrare un fatturato annuo o un totale di bilancio superiore a dieci milioni di euro. Per le grandi imprese valgono soglie più elevate.
Le piccole imprese sono generalmente escluse, ma possono comunque rientrare nell’ambito della direttiva se operano in settori particolarmente critici. Tra questi figurano ad esempio energia, trasporti, finanza, sanità, infrastrutture digitali o pubblica amministrazione. Anche aziende del settore manifatturiero, dell’industria alimentare o fornitori di piattaforme digitali possono essere coinvolti.
Cosa significa la NIS2 nella pratica?
Le imprese che rientrano nel campo di applicazione devono rispettare le disposizioni recepite a livello nazionale. Al centro vi è un sistema strutturato e dimostrabile di gestione dei rischi per reti e sistemi informativi.
Sono richieste misure tecniche, operative e organizzative volte a rendere gestibili i rischi e a ridurre al minimo l’impatto degli incidenti di cybersicurezza. Tra queste rientrano, ad esempio, concetti di sicurezza chiaramente definiti, procedure di analisi del rischio, efficaci controlli di accesso, tecnologie di crittografia, processi di gestione delle emergenze e delle crisi, nonché formazione periodica in materia di cyber-hygiene.
Un elemento fondamentale della direttiva è inoltre l’obbligo di istituire un processo formale di notifica degli incidenti di cybersicurezza. Gli incidenti significativi devono essere segnalati entro 24 ore. Entro 72 ore deve essere presentata una prima valutazione, seguita da un rapporto dettagliato entro un mese. Queste tempistiche ristrette richiedono processi strutturati, responsabilità chiare e un sistema di incident management funzionante.
Sicurezza della catena di fornitura al centro dell’attenzione
Indipendentemente dall’obbligo formale di applicazione, emerge una domanda fondamentale:
I suoi fornitori e partner sono conformi alla NIS2?
Le aziende devono considerare anche la gestione dei rischi nelle proprie relazioni commerciali. Gli standard di sicurezza di fornitori e partner possono avere un impatto diretto sulla propria organizzazione. Ciò è particolarmente rilevante nelle catene di fornitura digitalmente interconnesse.
È pertanto necessario integrare requisiti di sicurezza anche a livello contrattuale, effettuare valutazioni del rischio dei fornitori e garantire che gli incidenti lungo la catena del valore possano essere segnalati in modo trasparente e tempestivo.
Un sistema di gestione della sicurezza delle informazioni conforme alla ISO 27001 rappresenta una base solida in questo contesto. La norma fornisce un quadro sistematico per la valutazione dei rischi, la documentazione e il miglioramento continuo. Sebbene la certificazione ISO 27001 non soddisfi automaticamente in modo completo i requisiti della direttiva NIS2, copre una parte significativa delle misure tecniche e organizzative richieste e facilita l’implementazione strutturata di ulteriori obblighi normativi.
Sintesi: La direttiva NIS2 crea un quadro vincolante per garantire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. Allo stesso tempo, pone maggiore attenzione sulla sicurezza delle relazioni commerciali. La cybersicurezza non termina ai confini dell’azienda: i rischi lungo la catena di fornitura devono essere valutati in modo sistematico e disciplinati anche contrattualmente.
